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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 07/12/2001)

Vi sono infatti molte affinita' tra Marconi e Gutenberg; entrambi hanno saputo dare nuova vita a elementi gia' sotto gli occhi di tutti. Per lo stampatore di Magonza furono i caratteri mobili (inventati dai cinesi secoli prima) e il torchio (gia' noto ai romani); per il giovane Marconi furono invece le onde elettromagnetiche e altri dispositivi comuni nei laboratori di fisica dell'epoca come un rivelatore delle stesse onde. Le onde elettromagnetiche erano state previste in via teorica dal fisico inglese James Clerk Maxwell nel 1864 e rilevate per la prima volta dal fisico tedesco Heinrich Hertz nel 1886. Quanto al rilevatore delle onde hertziane (il cosiddetto coherer, in italiano tradotto anche come coerizzatore o coesore), questo era stato ideato (come avvisatore microsismico) nel 1884 da Temistocle Calzecchi-Onesti, un professore di fisica di Fermo, e migliorato nel 1890 dal francese Edouard Branly.


Il coherer di Calzecchi-Onesti (il ''cuore'' dei primi impianti di Marconi) era un semplice tubicino di vetro con al centro della limatura di ferro tra due elettrodi metallici. La limatura non e' normalmente conduttrice di elettricita', ma lo diventa (per 'coesione') se esposta ad un campo elettromagnetico che orienta le particelle metalliche tutte in una direzione. Il circuito rimane pero' chiuso anche dopo l'interruzione del campo elettromagnetico. Branly modifico' il dispositivo aggiungendovi un martelletto che colpiva il coherer per ripristinare la condizione di non conducibilita'. L'intuizione di Marconi fu quella dell'antenna, un apparato per trasferire nello spazio l'energia del generatore di onde elettromagnetiche ideato dal fisico bolognese Augusto Righi e, nell'apparato ricevente, dallo spazio al rivelatore. Ma il merito di Marconi fu soprattutto di credere fermamente nel valore industriale delle sue coperte e di averne voluto sfruttare anche commercialmente tutte le possibilita' pratiche.