Sezioni
Convegni&Congressi

Lista aggiornata dei convegni e dei  congressi in programma in Italia

Notizie Sindacali
e di Categoria
  • ADI
  • ANDU
  • CISL
    Ricerca
  • CNU
Bandi di concorso

Tutti i bandi di concorso per ordinari, associati, ricercatori, borsisti, dottorandi e per il personale tecnico ed  amministrativo

   Servizi
Brains' Network

C’è chi ha dei problemi. C’è chi può risolverli. Come fanno ad incontrarsi?

Contattaci

Per contattare la redazione di BUR

   Medicina


(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 07/05/2001)

A dimostrare che le cose non stanno in questo modo sono due gruppi di ricerca statunitensi giunti autonomamente alle medesime conclusioni: quello dell'universita' di San Diego, diretto da Stephen Schoenberger, e quello di Rafi Ahmed, di Atlanta.

Osservando il comportamento del sistema immunitario di topi nei quali sono state riprodotte infezioni comuni nell'uomo, entrambi i gruppi di ricerca hanno dimostrato che i linfociti T helper non sono necessari per attivare le cellule killer. I killer sono infatti pre-programmati: in assenza dell'aiuto da parte degli helper, e' sufficiente un breve incontro con un microrganismo nemico perche' si trasformino automaticamente in killer.


ono state ricostruite anche le tappe di questo processo di trasformazione: basta il minimo contatto con un agente estraneo per innescare un susseguirsi di cicli di divisione cellulare. Ogni volta i linfociti acquisiscono nuove funzioni funzioni molecolari necessarie per combattere e distruggere i nemici e alla fine di questo processo i killer sono perfettamente armati per affrontare l'offensiva.

Ma non basta: alcune cellule killer restano un patrimonio perennemente al servizio della difesa dell'organismo. Entrano infatti a far parte della memoria a lungo termine del sistema immunitario, pronte ad essere attivate in qualsiasi momento. Un ruolo molto importante, dal momento che proprio alla presenza di queste cellule si deve il successo delle vaccinazioni.