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  C.N.R.

(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 18/07/2001)

La conformazione anatomica - dai lineamenti tendinei alle inserzioni muscolari, alle proporzioni e alla circonferenza dei diversi segmenti degli arti, sino all’aspetto dei fianchi e del tronco a alla disposizione dello scarso pannicolo adiposo - conferma senza ombra di dubbio che il Crocifisso ligneo attualmente collocato nella sagrestia della Chiesa di S. Spirito di Firenze è opera di Michelangelo.

A porre fine ad una polemica protrattasi per circa 40 anni, da quando cioè nel 1962 la storica dell’arte Margrit Livner attribuì l’opera a Michelangelo scatenando però una diatriba tra gli specialisti, è il Direttore del Progetto Finalizzato Beni Culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche Umberto Baldini, che diresse il lavoro di restauro proprio nel ‘62, con una relazione svolta al terzo congresso internazionale del Cnr dedicato a "Scienza e Tecnologia per la Salvaguardia dei Beni Culturali dei paesi del Bacino del Mediterraneo", svoltasi a Madrid.

Per sciogliere definitivamente questo dubbio Baldini si è avvalso della collaborazione di due esperti di medicina anatomica, Massimo Gulisano e Pier Antonio Bernabei.


Grazie a questa nuova perizia - che sarà pubblicata sul prossimo numero della rivista "Critica d’Arte", un periodico dell’università dell’Arte di Firenze da lui diretto, - lo studioso del Cnr ha potuto attribuire con sicurezza il crocifisso ligneo a Michelangelo, il quale durante il soggiorno in Santo Spirito "aveva acquisito una conoscenza minuziosa dell’anatomia umana, fatto che gli permise in seguito di raggiungere una estrema raffinatezza e perfezione nella levigatura del legno, alla quale poi la pittura aggiunse quell’esaltante bellezza di luce, intensità e mobilità che immergono la sua opera in una profonda realtà poetica di costante energia spirituale".

Nonostante queste doti, molti critici rifiutarono all’epoca le sue conclusioni, sostenendo che il crocifisso non presentava quelle caratteristiche di vigoria ed energia tipiche dell’attività artistica di Michelangelo, arrivando persino a definire il Cristo "invertebrato".

Oggi Baldini fa chiarezza sull’argomento, rivelando che l’artista imparò i fondamentali dell’anatomia nel convento di Santo Spirito, dove ebbe molte volte occasione di scaricare corpi morti, in seguito analizzati con grande precisione.