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  Universita' di Udine

(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 06/07/2001)

A colmare questo voto ci ha pensato l’Università di Udine, dove dal prossimo anno accademico la facoltà di Agraria attiverà una nuova laurea triennale in Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, che andrà ad aggiungersi ai tre corsi di laurea di primo livello già esistenti: Scienze e tecnologie agrarie, Scienze e tecnologie alimentari, Viticoltura ed enologia.

Che il nuovo corso di studio sia decisamente al passo con i tempi lo dimostra anche l’ottima accoglienza che le categorie economiche e le associazioni del settore, tra cui Wwf, Legambiente e Arpa, hanno riservato alla nuova laurea, presentata dal prof. Pierluigi Bonfanti, preside della facoltà di Agraria, dalla prof.ssa Luisa Arlotti, delegata alla Didattica e dal prof. Giuseppe Zerbi, direttore del dipartimento di Produzione vegetale e tecnologie agrarie. <<Un incontro che non vuole essere un fatto formale – ha sottolineato Bonfanti – ma l’inzio per uno scambio costruttivo di opinioni nell’interesse del territorio>>.

Sempre di più, infatti, sono richieste competenze altamente qualificate che tengano conto dell’accezione attuale dell’ecologia. Basti pensare che in Europa, secondo uno studio dell’Ocse, esistono 60 mila attività economiche legate all’ambiente che hanno già creato un milione 700 mila posti di lavoro, mentre il mercato dei servizi offerti dalle imprese in campo ecologico è in costante espansione.

<<L’industria ambientale tende a divenire un settore chiave delle economie moderne –ha evidenziato Bonfanti -. Numerosi sono i posti di lavoro creati dall’Unione Europea finalizzati alla gestione dei problemi ambientali, ma anche le amministrazioni pubbliche si stanno attrezzando per far fronte alle questione del territorio.

Svariate imprese private, infine, operano nel campo del risanamento ambientale e dell’uso alternativo delle risorse primarie, anche grazie ai vantaggi derivati alle imprese dall’adozione di politiche ambientali interne>>.


L’identikit del nuovo professionista della natura è caratterizzata da una solida cultura di tipo matematico-fisico-statistico a supporto e comprensione delle scienze biologiche, chimiche e geologiche, a cui si uniscono interazioni disciplinari di tipo legislativo ed economico e, soprattutto, competenza nella ricerca della metodologia e nella gestione di risorse di sistemi ambientali.

<<La valutazione d’impatto ambientale richiesta dalle aziende, – ha fatto sapere Zerbi – non deve essere soltanto un’operazione di facciata, proprio come la nuova laurea non è una semplice etichetta ma prevede un rinnovamento di contenuti e di conoscenze dell’ambiente dal punto di vista economico, progettuale e valutativo>>.

Grazie ad una cultura interdisciplinare che spazia dal diritto ambientale all’economia ecologica, dalla chimica dell’ambiente alla meteorologia, dalla valutazione d’impatto ambientale alla gestione delle risorse, il laureato sarà in grado di operare a livello di pianificazione ecologica del territorio, di progettazione e gestione dei parchi urbani, di depurazione delle acque e di disinquinamento dei suoli, favorendo la ricerca di strategie di sostenibilità e la conservazione della qualità dell’ambiente. Sarà un corso di laurea il più possibile "operativo".

L’aspetto caratterizzante delle lezioni, infatti, sarà costituito dal grande peso assegnato ai laboratori, alle elaborazioni di progetti individuali. Un numero significativo di ore sarà impiegato per le esercitazioni pluridisciplinari, da svolgersi sul territorio, imparando ad agire a contatto con i problemi che i giovani si troveranno ad affrontare al termine degli studi.