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  C.N.R.

(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 24/12/2001)

Un fenomeno drammatico, in parte attribuito (ma sino ad oggi in via esclusivamente ipotetica) al fattore ADMA (Dimetil Arginina Asimetrica), il cui principale effetto sarebbe quello di inibire la formazione di ossido nitrico, un gas che dilata i vasi, impedisce la coagulazione del sangue e attenua lo sviluppo dell'arteriosclerosi. Questa ipotesi trova oggi conferma scientifica grazie allo studio condotto dal Centro di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Reggio Calabria, in collaborazione con il Dipartimento di Farmacologia Clinica delle Università di Amburgo e Hannover, pubblicato oggi dalla prestigiosa rivista internazionale Lancet: "La nostra ricerca - spiega il prof. Carmine Zoccali, Direttore del Centro di Fisiologia del CNR - ha preso in esame 230 pazienti con insufficienza renale cronica, di età media 60 anni, osservati per 3 anni. I risultati di questo paziente lavoro indicano che l'ADMA è un fattore inserito nella catena di eventi che determina l'alta mortalità e l'alta frequenza di complicazioni cardiovascolari dei pazienti in dialisi".


L'articolo di Lancet, al quale ha collaborato un gruppo di clinici e ricercatori dell'Università di Catania coordinato dal prof. Lorenzo Malatino, rivela infatti che nei pazienti dializzati che presentano un'alta concentrazione nel sangue di ADMA la mortalità cardiovascolare è dalle 1.5 alle 5 volte superiore rispetto alla popolazione generale.  "Questi dati - conclude il prof. Zoccali - possono costituire la base per esplorare nuove strategie di trattamento e prevenzione delle gravi complicazioni cardiovascolari dei pazienti con malattie renali. Già oggi gli Stati Uniti dedicano a questo settore una parte cospicua delle risorse destinate alla ricerca sulle malattie renali".