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C.N.R. |
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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 02/07/2001)La lotta contro i tumori può contare da oggi su un nuovo metodo che
permetterà di individuare il trattamento chemioterapico più adatto allorganismo
attraverso un semplice test, impiegato sino ad ora per cancro della mammella ma
applicabile anche ad altri tumori come quello del polmone o delle malattie
linfoproliferative.
Ad annunciare la nuova tecnica di personalizzazione dei trattamenti
chemioterapici è stato il prof. Marco Salvatore, Presidente della Associazione Italiana
di medicina nucleare e ordinario di Diagnostica per Immagini allUniversità
"Federico II" di Napoli, nel corso della Conferenza Stampa di presentazione del
Congresso Annuale dellAssociazione Europea di Medicina Nucleare, in programma a
Napoli dal 25 al 29 agosto 2001.
La chemioterapia, attraverso le circa 90 specie di farmaci oggi in
circolazione, viene impiegata per curare il cancro, per impedire al tumore di produrre
metastasi, per rallentare la crescita locale, per uccidere le cellule neoplastiche che
già si sono staccate dal tumore originario invadendo altri organi o tessuti o per
alleviare semplicemente i sintomi del male. Non essendo tuttavia un meccanismo specifico,
può capitare che la chemioterapia intervenga anche su tessuti sani determinando effetti
collaterali non desiderati e spesso molto debilitanti.
"Nonostante i progressi compiuti dalla medicina spiega il
prof. Marco Salvatore, membro tra laltro del Consiglio Direttivo del CNR i
risultati della chemioterapia non sono sempre ottimali a causa della resistenza delle
cellule ai farmaci antitumorali, resistenza dovuta alla produzione da parte delle cellule
stesse di una particolare proteina (P-glicoproteina) che li respinge. |
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Partendo da questo presupposto, abbiamo cercato di individuare in maniera semplice e non
invasiva la presenza della proteina della resistenza nei tumori di pazienti
soggetti alla chemioterapia attraverso dei radiofarmaci che, somministrati per endovena,
si accumulano nel tumore rendendolo visibile alla scintigrafia. Ebbene, in presenza della
proteina della resistenza questi radiofarmaci vengono attivamente buttati fuori dalle
cellule malate e limmagine del tumore svanisce più rapidamente nel corso del
tempo".Studiando la velocità di eliminazione del tracciante da parte
dei tumori resistenti alla chemioterapia, il gruppo di medicina nucleare del prof.
Salvatore ha elaborato appunto un test per valutare la risposta dellorganismo ai
farmaci chemioterapici più utilizzati in oncologia: se lesito è negativo, e dunque
non risulta la proteina della resistenza, il paziente potrà essere avviato ai
regimi standard di chemioterapia; in caso di risposta positiva sarà invece necessario
costruire degli appositi schemi di cura personalizzati.
"La nostra ricerca, precisa
Salvatore, ha una grande utilità sociale perché consente di pianificare la chemioterapia
su base individuale migliorando la qualità di vita dei pazienti e riducendo al tempo
stesso i costi di gestione per il servizio sanitario nazionale. Ed è anche
unulteriore conferma della funzione benefica della medicina nucleare, che utilizza
solo radiazioni naturali e quindi innocue". |
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