(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella
homepage del BUR del 06/12/2001)Il
docente statunitense in questi giorni si trova alla Fondazione CUOA dove sta tenendo
lezioni sul management internazionale previsto dal programma di scambio tra le due scuole.
"Agli allievi del Master in Gestione Integrata d'Impresa del CUOA sto insegnando ad
acquisire le conoscenze e le competenze che servono per la gestione della
internazionalizzazione delle imprese - afferma il professor Locke - Perché le aziende del
Nord Est ne avranno sempre più bisogno: i manager dovranno sapere come muoversi in
contesti internazionali complessi e anche in aree che possono essere definite incerte come
quelle dei Paesi in via di sviluppo". Locke è direttore del "Mit Italy
program". "Il MIT non è come le altre università americane - dice Locke - è
un grande politecnico dove docenti, ricercatori e studenti lavorano nei laboratori e ci
sono poche possibilità di conoscere la realtà esterna in altri Paesi - e prosegue - ecco
allora che è stata creata una serie di programmi di scambio come quello con l'Italia che
dirigo. Analoghe esperienze si stanno tenendo in altri Paesi europei, come Francia e
Germania, ma anche in altri continenti, come in Asia e, in particolare, in Cina e
Giappone". Lo scopo di queste iniziative è quello di far vivere esperienze di stage
e di collaborazioni all'estero agli studenti e ricercatori americani. "In Italia
alcuni dei nostri hanno passato dei periodi di lavoro in aziende come Telecom, Fiat,
Procter & Gamble Italy e anche nel progetto di studio che il Mit ha messo in piedi per
lo studio della Laguna di Venezia - e prosegue - In futuro, grazie anche alla
collaborazione con il CUOA, saranno possibili stage in aziende come Benetton, Carraro,
Aprilia". Lo scambio tra il Mit Italy program e il Master in Gestione Integrata
d'Impresa (MAGI) rientra proprio nella volontà di internazionalizzazione voluta dalla
direzione scientifica del Master. "Per noi è prestigioso avere una collaborazione
con il MIT di Boston - afferma il professor Arnaldo Camuffo, direttore scientifico MAGI |
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- È da lì che escono e che usciranno le innovazioni
tecnologiche più importanti dei nostri tempi. Con Locke ci conoscevamo da tempo e negli
Usa c'è un forte interesse per quello che sta accadendo alle PMI del Nord Est, impegnate
a confrontarsi nel fenomeno della globalizzazione". Ed è proprio a Boston che
saranno impegnati in stage alcuni allievi del CUOA. "E' incredibile come 4 mila delle
10 mila aziende italiane insediate in Romania vengano dal Triveneto - sottolinea Richard
Locke - Che cosa sta accadendo ora a questi distretti italiani? e quale sviluppo ci sarà
dopo la crescita conosciuta nel dopoguerra fino ad oggi? - si domanda il professore
americano - Nonostante il prodotto di queste imprese sia di poco superiore a quello che
viene realizzato nel Terzo Mondo, quest'area ha una marcia in più: è la rete sociale, il
network locale tra istituzioni, associazioni di cittadini, consorzi di aziende, che crea
una sorta di infrastruttura che supplisce le mancanze delle grandi istituzioni e dello
Stato - e continua Locke - Qui le aziende creano una rete di produzioni complementari, le
cosiddette filiere, anche con stabilimenti produttivi all'estero, nei Paesi dell'Est
europeo soprattutto". Secondo il docente del Mit questo sistema risponde meglio alle
crisi, perché non è drastico come quello statunitense: "Da noi un'azienda che vuole
tagliare costi arriva a chiudere lo stabilimento in una delle città degli States e
trasferisce tutta la produzione in un Paese vicino come il Messico, con tutti i problemi
sociali che ne conseguono nel luogo in cui molti impiegati e operai restano disoccupati.
Da voi non succede questo: ci possono essere degli spostamenti, ma difficilmente degli
stravolgimenti". È impensabile, infatti, ricostruire un'intera filiera da un'altra
parte: se qualche terzista chiude, non mette in crisi un'intera città o provincia,
perché coinvolge un numero di addetti molto limitato. |