Sezioni
Convegni&Congressi

Lista aggiornata dei convegni e dei  congressi in programma in Italia

Notizie Sindacali
e di Categoria
  • ADI
  • ANDU
  • CISL
    Ricerca
  • CNU
Bandi di concorso

Tutti i bandi di concorso per ordinari, associati, ricercatori, borsisti, dottorandi e per il personale tecnico ed  amministrativo

   Servizi
Brains' Network

C’è chi ha dei problemi. C’è chi può risolverli. Come fanno ad incontrarsi?

Contattaci

Per contattare la redazione di BUR


  Fotografia


(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 28/12/2001)

''Abbiamo voluto raccontare la realta' con le stesse immagini - spiega la curatrice Alessandra Mauro - ma in un modo diverso, togliendo il commento e l'apparato televisivo che c'e' intorno. Bisogna raccontare l'Afghanistan anche com'era prima''. Esiste una quotidianita' in Afghanistan, lo testimonia il percorso espositivo, appositamente diviso in due sezioni, una dedicata agli ultimi mesi di guerra e l'altra al periodo 1980-2000. ''Un'allestimento fatto di volti e di persone - ha sottolineato la Mauro - dove non abbiamo ritenuto necessario far vedere i volti noti di Bin Laden o Massud, tutti sanno chi sono. Allo stesso modo non abbiamo mostrato i Buddha di Bamyan che esplodono, bensi' come erano prima, con la gente che mangia e che vive. In questo senso non c'e' il gusto dell'inedito, anche perche' molte foto sono gia' famose''. Eppure molte sono le immagini sorprendenti: un pellegrinaggio popolare nel cuore del Panshir, che accompagna la sepoltura di Massud il 16 settembre 2001; una foto della giovanissima regista iraniana Samira Makhmalbaf (sembra sia stata scattata in un viaggio con il padre prima che questi realizzasse il film ''Viaggio a Kandahar'');


l'immagine dei mujahidin sullo sfondo delle montagne rosa sul confine afghano, nel 1984; la presa di Kabul, con gli abitanti che festeggiano; la liberazione delle donne dal burqa e degli uomini dalle lunghe barbe imposte dai talebani. Piu' meditate alcune immagini di grande impatto formale, come quella di un burqa che si solleva, ripreso dal retro in una forma quasi scultorea. Secondo la Mauro, la scelta di esporre fotografie a colori crea un allestimento omogeneo e rappresenta l'attualita' cosi' come viene documentata, poiche' il bianco e nero presuppone una distanza da parte dell'autore. Fra gli autori piu' noti Steve McCurry, che lavora da tempo con Magnum e National Geographic, e l'italiano Riccardo Venturi, che ha compiuto numerosi viaggi in Afghanistan. Inoltre un fotografo entrato in Afghanistan mascherato da un burqa nel dicembre 2000, che ha fatto uscire le sue immagini con lo pseudonimo Arthur Fox per timore di ritorsioni del regime talebano.