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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 06/12/2001)

Attraverso il centinaio di opere esposte, di artisti che lavorarono a Parigi tra le due guerre, si ripercorre il cammino verso l'arte di Malraux, che gia' dall'eta' di 19 anni prese una parte determinante nei dibattiti culturali della Parigi dell'epoca. Tra le opere, alcune di Max Jacob, figura emblematica dell'avanguardia che Malraux conobbe all'inizio degli anni Venti e che lo introdusse negli ambienti letterari ed artistici parigini. Con lui, e con Guillaume Apollinaire e Blaise Cendrars, scopri' gli artisti che diventarono poi i grandi maestri dell'arte moderna. Da Andre' Derain a Vlaminck, da Braque a Picasso, da Chagall a Georges Rouault, da Francisco Goya a James Ensor come si puo' vedere visitando la piccola mostra. Piccola ma sostanziosa, perche' tanti furono gli artisti ai quali Malraux fu legato oltre che da ammirazione, da profonda amicizia. Ci sono anche Alberto Giacometti, Jean Dubuffet, Le Corbusier. C'e Fernand Leger, i cui legni scolpiti hanno illustrato il primo manoscritto di Malraux, ''Lunes en papier''. C'e' Balthus, che Malraux con una decisione storica nomino' alla guida della Villa Medici a Roma, quando era ministro della cultura del generale de Gaulle.


Fu un periodo particolarmente ricco di operazioni di grande valore internazionale, per il ministro che aveva appena pubblicato il 'Musee imaginaire'. Ottenne donazioni di grandi artisti come Aristide Maillol, Henri Laurens, Georges Rouault, e commissiono' opere monumentali come il soffitto del teatro dell'Odeon a Andre' Masson, e quello dell'Opera a Marc Chagall. La mostra offre anche un piccolo viaggio nell'arte non occidentale, in particolare asiatica, che Malraux scopri' in lunghi peripli per il mondo. Anche se una demistificante biografia scritta recentemente dallo storico Olivier Todd smentisce che Malraux sia stato mai in Cina, cosi' come nega che abbia mai scoperto le rovine del palazzo della regina di Saba. Per non parlare di tutte ''le menzogne'' sull'impegno politico. ''Il mito Malraux e' una creazione di Andre' Malraux'', che era ''un cumulo di debolezze mitomani'', ha scritto Todd nella biografia, che non ha turbato piu' di tanto gli ambienti intellettuali. In tanti si sono posti interrogativi sulla vera personalita' di questo "maestro della autopromozione", che il filosofo Raymond Aron definiva ''per un terzo genio, per un terzo falso, per un terzo indecifrabile''.