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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 21/11/2001)

Lo scrittore lo scelse proprio perche' isolato e nascosto alla vista da un altro immobile, piu' alto, che rendeva quasi impossibile il suo reperimento da parte dei creditori e degli ufficiali giudiziari che aveva sempre alle calcagna perche' costantemente oberato dai debiti. La casetta - dove Balzac lavorava rinchiuso anche fino a 20 ore al giorno per scrivere i suoi romanzi - e' di proprieta' del comune di Parigi, assieme al piccolo giardino che la circonda, solo vestigio dell'atmosfera bucolica di un tempo, e al suo interno racchiude un microscopico museo dedicato allo scrittore. Troppo esiguo, secondo il curatore, il signor Yves Gagneux: ''all'estero - dice - i grandi autori sono trattati infinitamente meglio, mentre noi siamo quasi un reliquiario!''. Non c'e' infatti spazio, nella vecchia costruzione, ne' per poter esporre tutti gli originali e gli scritti autografi, ne' per una biblioteca degna di questo nome, ne', infine, per un piccolo caffe'; paradosso stupefacente questo, visto che proprio di caffe' Balzac era golosissimo e si dice che ne bevesse a litri ogni giorno.


Questa situazione ha spinto la giunta comunale a intervenire: recentemente la citta' ha acquistato un lotto di terreno vicino, in cui sono costruite quattro casette coeve di quella balzacchiana, dove troveranno spazio il grosso delle collezioni e delle attivita' per le scolaresche e le comitive trasformando l'insieme in un museo di tutto rispetto (ci vorranno cinque o sei anni). Inoltre la biblioteca sara' accessibile anche nelle ore di chiusura di questo e il giardino potra' essere traversato liberamente in ogni momento, venendo cosi' a creare un 'percorso verde' che dalla cima della collina di Passy portera', come un tempo, fino alla Senna in mezzo al verde. Con una successione di scorci panoramici che, assicurano i guardiani della memoria di Balzac, non avranno nulla da invidiare a quelli di Montmartre.