(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 19/11/2001)
I primi lavori hanno riguardato gli interventi
conservativi d'urgenza nelle zone a massimo rischio della Cappella, che ha avuto una lunga
storia travagliata, con crolli che hanno parecchio compromesso l'integrita' della
struttura e degli affreschi, tanto che nell''800 si mise mani ad una pesante opera di
restauro. E alle cause di degrado accumulatesi nei secoli (come il problema delle
infiltrazioni di umidita' nella controfacciata che hanno molto danneggiato il 'Giudizio
Universale') si e' aggiunto negli ultimi decenni l'inquinamento atmosferico, per cui il
colore si polverizzava e cadeva. Per questo dal maggio 2000 e' stato attivato il Corpo
tecnologico attrezzato, una sorta di 'polmone' che protegge i capolavori di Giotto dagli
inquinanti esterni. Il ciclo pittorico fu commissionato a Giotto dal ricchissimo banchiere
padovano Enrico Scrovegni nel 1303 ed ultimato in poco piu' di due anni di lavoro.
L'artista, all'epoca gia' celebre, immagino' una struttura architettonica in finti marmi
dipinti che sorregge la volta dall'aspetto di cielo stellato e i riquadri con le storie
della Vergine e di Cristo. L'intervento di restauro, che si concludera' nel marzo del 2002
e per il quale il ministero dei Beni-attivita' culturali ha stanziato un investimento di
3,5 miliardi, sta facendo scoprire nuovi importantissimi elementi che portano nuova luce
sull'arte e non di meno sulla tecnica del grande pittore trecentesco. |
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E' quasi tutto opera di Giotto, ha commentato il direttore del
cantiere di restauro Giuseppe Basile, ''ai suoi collaboratori ha lasciato solo pochi
lavori di rifinitura e la stesura del colore del cielo stellato sulla volta''. Dalle
storie ispirate al Vecchio e Nuovo Testamento immortalate da Giotto sulle pareti della
Cappella, scaturisce il grande amore dell'artista per la realta' scenica. Non solo pittore
prospettico e strutturale, ha detto Basile, Giotto, in alcuni affreschi, risolve tutto in
puro colore, impiega la tecnica dello 'stucco lucido' o 'stucco romano' per i finti marmi
presenti nel ciclo, avvicinandosi agli oggetti che dipinge, inserisce elementi
riflettenti, piccoli specchi, nell'aureola del Cristo Giudice, che scaglia fulmini colpita
dal sole. Si tratta di nuove conoscenze sull'arte di Giotto rese possibili solo dal lavoro
di restauro, che e' stato preceduto da vent'anni di analisi e ricerche. Il restauro,
pero', ha puntualizzato il direttore, non ha stravolto i capolavori della cappella. ''Non
e' stato rifatto nulla - ha detto Basile - ma si e' evitato il fastidio determinato dalle
zone troppo chiare delle lacune''. Queste infatti o sono state 'abbassate', oppure si e'
deciso di ricostruire il tessuto pittorico in modo astratto, con filamenti verticali
eseguiti ad acquarello.
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