(...la parte iniziale di questo articolo e'
pubblicata nella homepage del BUR del 20/07/2001)
Il fatto che una rassegna di queste dimensioni
si svolga a Roma, ha detto Kallir, e' di particolare interesse soprattutto per quel che
riguarda Gustav Klimt, che amo', ricambiato, l'Italia, unica nazione, oltre all'Austria, a
comprendere e ad apprezzare la sua arte quando ancora il maestro era in vita.
La rassegna del Vittoriano, organizzata come le
altre, bellissime, che l'hanno preceduta, da Comunicare Organizzando, nelle intenzioni dei
curatori, avra' lo scopo di ricreare attraverso i capolavori di Klimt, Kokoschka e
Schiele, le atmosfere dell'Austria 'fin de siecle', nel passaggio dall'Art Nouveau
all'espressionismo. I tre artisti, infatti, non sono accomunati da una scuola, ma da un
humus, da suggestioni, che permearono la loro arte pur restando essi stessi singole,
straordinarie, individualita'.
La mostra, infatti, mettera' l'uno accanto
all'altro i dipinti abbaglianti di Klimt, con le sue donne sensuali avvolte negli ori
mutuati dai mosaici ravennati, ai paesaggi dai colori assordanti di Kokoschka e ai
ritratti graffianti di nudo esistenzialismo di Schiele. Ma in definitiva, dice Kallir,
Klimt, padre del secessionismo, nonostante le sontuose superfici dorate e gli schemi
intricati delle sue tele, non evita il confronto con realta' difficili. ''Attraverso le
sue esplorazioni dirette di temi quali la sessualita' e la moralita', Klimt ha tramandato
un sostanzioso retaggio alla generazione espressionista piu' giovane''.
Non solo con la sua arte, ha proseguito la
curatrice, ma anche in veste di generoso sostenitore di giovani artisti, perche' fu
proprio Klimt, tra il 1908 e il 1909, a presentare al pubblico viennese Schiele e
Kokoschka. I quali pero' ben presto presero strade diverse dal maestro abbandonando gli
ori e l'ossessiva ricerca di dettagli ornamentali per decorare ogni segmento della tela.
''Lasciando l'osservatore - dice Kallir - ad un confronto diretto con il vuoto
esistenziale''. |
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Klimt e Schiele morirono tutti e due nel 1918, mentre Kokoschka ebbe una vita molto
piu' lunga (si spense a Villeneuve nel 1980), anche dal punto di vista artistico. Le sue
opere esposte pero' saranno solo quelle relative ai primi decenni del secolo, fino agli
anni trenta, in confronto e in relazione con la produzione pittorica degli altri due
maestri.
Al Vittoriano ci saranno straordinari capolavori
di Klimt, come la celebre 'Nuda Veritas' del 1899, 'Giuditta I' del 1901, 'La Speranza'
del 1903, 'Adamo ed Eva' del 1917-1918. Mancheranno probabilmente solo le uniche due tele
di proprieta' di musei italiani, cioe' 'Le tre eta'' della Galleria Nazionale d'Arte
Moderna di Roma e la 'Salome' di Ca' Pesaro, a Venezia.
Al momento, sembra che la Gnam non abbia
ricevuto la richiesta di prestito, anche se a 'Comunicare Organizzando' assicurano che la
lettera alla soprintendente Alessandra Pinto e' stata inviata il 6 marzo. La Galleria
Comunale d'Arte contemporanea di Venezia, Ca'Pesaro appunto, ha invece risposto che il
prestito non sara' possibile data la prossima riapertura del museo, la cui data pero' non
e' ancora stata stabilita.
Di Kokoschka da segnalare sono i paesaggi dagli
accesi cromatismi, come 'Veduta di Praga' del 1932 e 'Veduta di Londra: il Tamigi', del
1926, ma anche ritratti e autoritratti. L'arte di Schiele invece sara' rappresentata dai
numerosi, delicatissimi, acquarelli , che certamente colpiranno il pubblico per la
qualita' e la forza del segno. Uno per tutti, l'Autoritratto con la mano sulla guancia'
del 1910, proveniente dall'Albertina Museum di Vienna. |