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   Archeologia


(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 26/06/2001)

'Sembra proprio si possa confermare qui la localizzazione della citta' di Heraklion, che ospitava un grande tempio dedicato ad Herakles (Ercole per i romani, Khonsu per gli egizi), figlio di Zeus (Giove o Jupiter a Roma, Amon per i faraoni)'' , osserva soddisfato Goddio, presidente dell'Istituto Europeo di Archeologia Sottomarina, da lui fondato con finanziamenti della multinazionale Hilti.

Noto per i ritrovamenti dei relitti di antiche navi affondate (il galeone spagnolo San Diego, il mercantile Griffin, della Compagnia delle Indie, l'Orient, ammiraglia della flotta di Napoleone), il ricercatore affida il compito di dare un senso scientifico del suo lavoro ad epigrafisti ed archeologi. Soprattutto a confermare lo storico Erodoto secondo il quale Heraklion era la porta d'ingresso obbligatoria in Egitto per tutte le navi stranieri che arrivavano dal Nuovo Impero.

Tra gli studiosi sono l' egittologo Jean Yoyotte, emerito del College de France fino al '98, il polacco Zsolt Kiss, dell' Accademia delle scienze di Varsavia, Manfred Clauss, professore di Storia Antica all'Universita' Goethe di Francoforte, ed il curatore dell'Egyptian Museum and Papyrus Collection di Berlino, Dietrich Wildung, che insieme al Consiglio superiore delle antichita' (Csa) egiziano ed alla sua sezione sottomarina di Alessandria, partecipano del successo della spedizione annuale di Goddio.


Fruttuose come quelle del 2000, quest'anno le ricerche nel golfo di Abuqir, a sei chilometri dalla costa, hanno portato al recupero di preziosi reperti, qualcuno 'assolutamente insperabile', secondo Goddio.

''C'e' la stele gemella di quella 'di Naukratis', recuperata nel 1899 nel Delta del Nilo - ricorda Yoyotte - che afferma l'imposizione di tasse da parte del faraone Nectanebo primo su tutte le merci e i manufatti in arrivo dalla Grecia.

E' senz'altro la prima volta che si e' in possesso di due documenti pressoche' identifici, con la sola variante del nome della localita' in cui affiggerli. La prima stele, appunto a Naukratis, e quella attuale 'all'entrata del Mare Greco' (alla foce del Nilo)''. Sulla chiatta ancorata nel porto di Abuqir fanno bella mostra di se' anche tre grandi statue di granito rosa (il dio Hapi, della fertilita' e del Nilo, una dea-regina ed un faraone), una stele eKW/4JVlL(/I%per circa 3) in pezzi, con incisioni geroglifiche e greche, un tempietto (naos) con geroglifici (che doveva contenere una statuetta di Herakles), un busto di Iside, una piccola sfinge.

Ma in mare c'erano anche relitti di imbarcazioni, vassoi d'argento, monete d'oro. Insomma un reale tesoro che gli archeologi egiziani non sanno ancora dove mettere. ''Bisogna costruire un museo'', ha esortato il segretario generale del Csa, Gaballah Ali Gaballah. ''Ne faremo per ora una mostra itinerante'', ha ribattuto subito il ministro della cultura, Faruq Hosni.