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(...la parte iniziale di questo articolo e' pubblicata nella homepage del BUR del 29/03/2001)

Fulcro dell'esposizione, insieme agli inediti, sono le celebri statuine delle dee madri simbolo della fertilità, dalla 'Venere' di Savignano del Paleolitico (simbolo del museo stesso) alle due notissime 'Madri' di Capua, rispettivamente del VI e del III sec. a.C.

Al Pigorini e' anche possibile ammirare, per la prima volta, diversi oggetti del Neolitico (6.500-3.000 a.C.) elaborati in osso o in pietra e dee madri provenienti dal Friuli e dalla Calabria (in particolare una statuina femminile di Udine con un fagotto fra le braccia, secondo uno dei curatori forse un neonato), oltre a una figura umana schematica del Mesolitico (9.000-6.500 a.C.) dipinta su una parete rocciosa a Sezze.

Tra i reperti piu' significativi: una fibula umbra dell'eta' del Bronzo, di grandi dimensioni decorata con una statuetta di bovino, mai esposta e proveniente dai depositi del Museo di Perugia. L'impegno del museo e la collaborazione di alcune istituzioni italiane hanno permesso di esporre gli oggetti inediti che saranno materia di studio. E' in programma la pubblicazione di un catalogo.

Fra i reperti piu' rari, secondo la Soprintendente Maria Antonietta Fugazzola che ha coordinato la mostra, la 'Venere' di Savignano, che si puo' confrontare con altri esempi o calchi di dee madri del Paleolitico Superiore rinvenute nell'Europa centro-orientale, in cui


e' molto simile l'enfatizzazione degli attributi sessuali. Inoltre, i ciottoli incisi con raffigurazioni di animali (lupo, bovino, cervo) della Grotta Polesini, che datano più di 10.000 anni, e le 'Veneri' del Neolitico medio ritrovate in Sardegna, come la dea madre di Cabras.

Da Porto Ferro, ancora in Sardegna, viene un grande idolo in marmo risalente a circa il 3.000 a.C., rappresentazione schematica di una figura femminile dalla tipica forma a violino. Altri importanti oggetti testimoniano gli scambi commerciali e i rapporti con l'area europea: la tazza con testa di bovino proveniente dalla zona della Tolfa, importante centro di produzione nell·età del Bronzo finale (1.200-1.000 a.C.).

Il pezzo piu' famoso, insieme alle 'Madri' di Capua e alla 'Venere' di Savignano, e' il guerriero del Sulcis (età del Ferro, 900-800 a.C.). Di dimensioni straordinarie, faceva parte della collezione di Athanasius Kircher, il gesuita che nel XVII secolo era riuscito a radunare da tutto il mondo opere rare e di grande valore scientifico che nel tempo hanno costituito il cosiddetto 'museo kircheriano', di cui il Pigorini conserva la sezione archeologica.

Di particolare interesse, - ha detto la Fugazzola, la cultura sarda, che nella mostra e' documentata da numerosi reperti. Il museo intende, infatti, organizzare, per la prossima estate, una mostra con materiali del sito archeologico di Ozieri.