In altri termini, proprio i prioni potrebbero essere il 'motore'
dell'evoluzione. E' questo uno dei misteri del processo evolutivo: in che modo alcuni
organismi acquisiscono tratti che necessitano di numerose mutazioni genetiche quando
ciascuna di tali mutazioni, prese isolatamente, risulterebbe loro fatale? Susan Lindquist,
dell'Universita' di Chicago, e' convinta di aver trovato la soluzione, almeno per quanto
riguarda il lievito comune.Secondo un suo studio pubblicato su Nature, infatti, la
presenza di prioni nel lievito permetterebbe a tale organismo di accumulare delle
'mutazioni silenziose' prima di esprimerle tutte in una sola volta.I prioni sono delle proteine piegate in maniera anormale che si trovano in
seno a cellule altrimenti sane. In alcune malattie, come quella di Creutzfeldt-Jakob o
della mucca pazza, questi prioni modificano la forma delle proteine vicine creando una
sorta di infezione che turba il funzionamento della cellula. Anche il lievito contiene dei
prioni, fortunatamente inoffensivi per l'uomo. |
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Durante particolari processi, queste proteine perderebbero pero'
la loro forma di prioni rendendo cosi' possibile l'apparizione, in un colpo, di tutte le
mutazioni genetiche accumulate. Il nuovo lievito acquista cosi' caratteristiche che la
cellula parente non aveva: resistenza agli antibiotici e possibilita' di nutrirsi in un
ambiente diverso.Si ignora come tale
meccanismo reversibile (il prione puo', eventualmente, ritornare al suo stato normale) sia
apparso nei lieviti, ma rappresenta un ''vantaggio evolutivo importante''. Permette
infatti alla specie, sottolinea la ricercatrice, di adattarsi rapidamente a tutti gli
ambienti che incontra sfruttando al massimo la variabilita' del proprio genoma. Al momento
si ignora se un meccanismo simile esista anche in altre specie. |