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Ma e' davvero così? In realta' non vi sono prove per decretare il fallimento di una cosi' promettente strategia. In un editoriale pubblicato sull'ultimo numero di Science, il direttore dei programmi scientifici dell'Agenzia spaziale italiana, Giovanni Bignami scrive che ''troppo poche sono ancora le 'piccole' missioni portate a termine e molti gli insuccessi anche tra i satelliti realizzati in modo tradizionale: e' recente la perdita dei quattro satelliti di CLUSTER, di qualche anno fa quella della missione russa per Mars '96; inoltre l'Hubble Space Telescope, la sonda Galileo e altre missioni sono state salvate da interventi piu' o meno d'emergenza.

La realizzazione di satelliti scientifici, che imbarcano sempre tecnologie d'avanguardia, comporta rischi che le missioni commerciali non possono affrontare. Non per


questo si puo' smettere di progettare e realizzare missioni, imparando pero' dagli errori commessi. La brutta fine delle sonde americane per Marte, causata da problemi di comunicazione interna e dall' incapacità di identificare i problemi prima che sia troppo tardi - prosegue Bignami - ha messo in evidenza la necessita' di un maggiore coinvolgimento degli scienziati in tutti gli aspetti della missione.

Un'assunzione di responsabilita' che vada oltre gli obiettivi scientifici. Un ruolo importante lo hanno poi le agenzie, specialmente in Europa, dove il coordinamento tra Esa e agenzie nazionali e' essenziale per convogliare le risorse messe a disposizione dai governi verso efficaci strategie scientifiche. Strategie che devono essere messe a punto con il contributo degli scienziati, che non vorranno lasciarsi scappare questa importante opportunita'''.