Il progetto - elaborato dai dipartimenti di meccanica, energia e
informatica dell'Universita' della Calabria - si basa sull'utilizzazione di una serie di
particolari turbine, denominate ''chirali'', da installare sul fondo dello Stretto. Ideate
dall'ing. Paolo Scarpa, della societa' Fluid Service, le turbine hanno gia' dimostrato le
loro potenzialita' in alcune applicazioni sperimentali di generatori eolici, consentendo
rendimenti fino a 20 volte superiori ai generatori tradizionali anche con vento
decisamente debole (da 3 a 6 metri al secondo). Anziche' il classico profilo alare, le pale dell'elica chirale hanno una
forma simile ad una clava. La seconda particolarita' delle pale consiste nel fatto che
queste vengono fatte ruotare su se stesse con una velocita' variabile in funzione della
corrente. Il principio fisico sfruttato e' il doppio effetto Magnus derivante dalla doppia
rotazione sia delle pale su se stesse che di tutta l'elica.
Il progetto (che e' stato inviato ai maggiori organi dello
Stato e alle industrie del settore energetico) prevede una installazione pilota con 36
turbine chirali a 5 pale con un diametro di 7 metri, immerse ad una profondita' di 64-80
metri sul fondo dello Stretto e capaci di funzionare sia con la corrente di marea verso
nord che con quella verso sud.
L'impianto potrebbe produrre 234 MegaWatt, pari al consumo
totale di 58.632 famiglie cioe' quasi tutta la provincia di Reggio Calabria. Tenendo conto
del costo totale di realizzazione (87,8 miliardi) e di manutenzione della centrale pilota,
i costi di produzione previsti sono di 41 lire per kilowattora nei primi 11 anni e di 4,7
lire nei successivi 14 anni, con una media sui 25 anni di 20,6 lire. |
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Una cifra, sottolineano i progettisti, competitiva con i
migliori costi internazionali che sono intorno alle 60 kire (Danimarca, Canada, Australia,
Svezia). Un progetto con turbine di maggiori dimensioni (12 metri) sarebbe 4-5 volte piu'
costoso ma, sottolineano i progettisti, consentirebbe risultati molto incoraggianti: una
potenza unitaria di 20 MegaWatt e una produzione annua di oltre 22 mila MegaWattora.
Percio' 12 turbine da 12 metri produrrebbero la stessa energia della centrale con 36
turbine da 7 metri.
Ipotizzando per il futuro l'installazione di 2.508 turbine
pentapala da 7 metri, si otterrebbe una potenza erogabile di 15.000 MegaWatt. Ma sono
anche ipotizzabili soluzioni con un numero inferiore di turbine di maggiori dimensioni,
fino a 20 metri di diametro. I progetti sfruttano la caratteristica geografica dello
Stretto in cui la strozzatura funziona da acceleratore di flusso e riscontrabile in poche
altre regioni del mondo. Cio' provoca correnti marine di alta intensita' (fino a 5-6 nodi)
in un tratto di mare circoscritto.
Un impianto che sfrutta le correnti di marea e' in funzione
in Francia, a La Rance, da oltre 20 anni. La struttura e le caratteristiche di
funzionamento, rendono inoltre la turbina chirale la piu' rispettosa dell'ambiente. La
turbina e' infatti priva di convogliatori per accelerare il flusso di corrente che
disturberebbero la fauna ittica, non ha spigoli taglienti e le parti in movimento sono di
grandi dimensioni e si muovono con velocita' modesta. |