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  Università di Bologna  (dalla prima pagina)

Giovedi 7 dicembre alle ore 17.00 Aula Prodi, piazza San Giovanni in Monte 2, Bologna il professor Maurizio Tosi, docente di paletnologia al dipartimento di archeologia dell’Università di Bologna, che accompagnò Bruce Chatwin nelle sue spedizioni, dedica alle scoperte in Afghanistan la conferenza dal titolo: La civiltà perduta ed il tesoro ritrovato Un’avventura di Bruce Chatwin in Afghanistan tra delusioni archeologiche e sogni letterari. La storia dell’archeologo che si trasforma in scrittore proprio dopo il viaggio in Afghanistan, quella della scoperta e pure quella dello stesso professor Tosi, amico di Chatwin, sono singolari e avventurose.

Bruce Chatwin iniziò a studiare archeologia all’Università di Edimburgo nel 1966. Per tre lunghi anni, com’era nel suo carattere, si applicò con grande impegno e passione, ma il conformismo accademico e la pedanteria di alcuni suoi docenti uniti al grigiore della città in quegli anni lo indussero ad abbandonare gli studi.

Nella primavera del 1969, ormai prossimo ai trent’anni, decise di partire e scelse come destinazione una terra che già ben conosceva, l’Afghanistan, da sempre luogo di avventure e paese proibito per eccellenza nella prospettiva degli Inglesi padroni dell’India. Qui era stato annientato il corpo di spedizione nel 1841, qui era ambientato il racconto di R. Kipling sull’uomo che volle essere re. L’occasione gli venne offerta dall’amico Peter Levi, gesuita di nascita ebraica, poliglotta e poligrafo grande specialista di erudizione greca nell’esclusiva comunità accademica di Oxford.

Peter voleva riscoprire l’Afghanistan dei regni greci fondati dai successori di Alessandro nel III e II secolo a.C. Un’impresa archeologica per la quale lo scrittore non era affatto organizzato.

Per perfezionare il loro itinerario, i due sofisticati gentiluomini chiesero aiuto all’archeologo italiano Maurizio Tosi, oggi Professore di Paletnologia all’Università di Bologna, che aveva conosciuto Bruce tre anni prima su uno scavo in Cecoslovacchia e lavorava già da alcuni anni sulle antiche civiltà dell’Asia Media.

Tra sogni, scherzi e bevute, i tre amici costruirono il percorso. Sarà in realtà una travagliata esperienza. Peter e Bruce attraverseranno l’Afghanistan più volte, ma il sodalizio tra loro si ruppe prima che Maurizio li potesse raggiungere.


Quando l'archeologo italiano arrivò a Kabul, trovò solo Peter e di Bruce gli fu consegnata una lettera che gli preannunciava una grande scoperta: il tesoro di Fullohl.

L’amico inglese aveva capito subito che quella accidentale scoperta tra i monti del Badakshan, i vasi d’oro e d’argento, indicava che a ridosso dei confini cinesi c’era da scoprire un’altra civiltà contemporanea a quelle dei Sumeri, delle piramidi e della Valle dell’Indo.

Gli schizzi che lasciò a Maurizio gli suggerivano di negoziare subito con la Direzione del Museo di Kabul l’autorizzazione a vedere e studiare quegli straordinari frammenti d’oro e d’argento. Maurizio ritrovò come preannunciato da Bruce le figure e le decorazioni già note dai suoi scavi sul confine iraniano.

Quel viaggio si concluse con due conferme ed una trasformazione. Peter non trovò i Greci, ma da quella delusione ne trasse ispirazione per nuove scritture. Maurizio crebbe come archeologo e pubblicherà con il tesoro di Fullohl la prima testimonianza di quella nuova civiltà. Bruce, partito archeologo, tornerà con la determinazione di farsi scrittore.

Come tutte le storie, anche questa finisce con la morte. Bruce è scomparso all’inizio del 1989 e Peter alla fine del 1998. Il tesoro di Fullohl è stato trafugato e probabilmente distrutto dai militari pakistani ed i loro servi Talebani. La storia iniziata con il tesoro ritrovato di una civiltà perduta finisce con il tesoro perduto di una civiltà ritrovata.

L’università di Bologna ha organizzato nel settembre scorso la mostra: "Bruce Chatwin e il “Tesoro perduto” di Fullohl", dalla proposta dell’antropologo Franco La Cecla, anche lui docente presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali. E’ stato il prof. La Cecla ad insistere perché Maurizio Tosi, uomo di scienza lontano dalla gente, ritrovasse dal filo sottile della memoria il percorso degli amici perduti.

Elizabeth Chanler Chatwin, la moglie di Bruce, ha partecipato direttamente a tutta l’organizzazione, fornendo le foto, gli schizzi e le copie dei taccuini del viaggio in Afghanistan oggi conservati presso la Biblioteca Bodleiana di Oxford.