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  C.N.R. (dalla prima pagina)


Un dato sconfortante che fa dell'Italia la Cenerentola della ricerca tra i paesi industrializzati e che rischia di portare al nostro paese un grave danno di competitività nel settore dell'innovazione.

A lanciare l'allarme è il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha condotto un'indagine sulla situazione dei ricercatori, i cui risultati sono contenuti nel volume di Sveva Avveduto e M. Carolina Brandi "Risorse umane: quale futuro nella scienza?" (Milano, Franco Angeli, 2000).

La situazione sembra peraltro destinata a peggiorare ulteriormente, se si considera che il tasso annuo di crescita dei ricercatori è in sensibile calo: dal 4,1 del quinquennio 1958-90 si èpassati a meno 0,6 nel periodo 1990-1995 per poi risalire ad un modesto 0,4 nel 1996-1999, nonostant le opportunità anche professionali che la ricerca è in grado di offrire.


A rendere il quadro ancora più preoccupante sono i dati OCSE sul livello di istruzione post-secondaria nel nostro Paese: solo il 9% della popolazione attiva possiede questo titolo di studio, contro l'11% della Francia, il 14% della Germania e della Spagna, il 15% del Regno Unito ed il 24% di Olanda e Norvegia.Anche guardando fuori dall'Europa il confronto è perdente: il Canada viaggia infatti sul 19%, il Giappone sul 18% e gli Stati Uniti sul 27%.

Il volume verrà presentato il 28 novembre prossimo alle ore 10:00 presso il CNR (Piazzale Aldo Moro, 7) nel corso di una Tavola Rotonda con Lucio Bianco, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Giuseppe Biorci, vicepresidente del Comitato per la politica scientifica e tecnologica dell'Ocse, Luigi Capogrossi Colognesi, membro del Consiglio Direttivo del CNR ed ordinario della facoltà giuridica di Roma La Sapienza ed il sociologo Franco Ferrarotti.