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La mostra espone 80 opere di Roberto Ceccacci, dal 1984 fotografo della Missione Archeologica Italiana di Arslantepe - Malatya in Turchia, uno dei 'grandi scavi' dell'Università di Roma "La Sapienza".

Sotto il patrocinio e con il finanziamento dell'Ateneo romano, la mostra - allestita nel recentemente rinnovato Museo dell'Arte Classica, più noto come Museo dei Gessi - è stata curata dalla direttrice della Missione, Marcella Frangipane, docente di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente, ed è dedicata ad Alba Palmieri, precedente direttrice, nel decennale della sua scomparsa.

I lavori sono articolati in due sezioni, sulla scorta della doppia direzione della ricerca artistica di Ceccacci.

Da un lato gli studi a colori sui reperti preistorici di scavo, disposti secondo una linea cronologico-evolutiva che ripercorre l'itinerario seguito dall'autore nella sperimentazione, tuttora in progress, di strategie illuminotecniche e sfondi scenici via via più complessi. Itinerario il cui esito è una fotografia archeologica che, volutamente al di là delle norme tecniche previste dalla documentazione standard d'uso prettamente scientifico, pone il reperto al centro di una scena viva, in una sorta di teatro della preistoria che tenta di restituire o almeno additare l'uso originario e dunque la reale esistenza dell'oggetto archeologico.

Ciò anche in linea con alcuni tratti fondamentali della metodologia storica e delle strategie divulgative di Alba Palmieri e Marcella Frangipane, e dunque all'insegna di un incontro e di una sintonia profonda (sviluppatasi lungo 15 anni di collaborazione) tra una sensibilità artistica e, appunto, una sensibilità storico-scientifica.


Dall'altro lato le opere in bianco e nero, che propongono - disposte in isole tematiche - immagini prese 'a scatto libero' (fuori cioè dalle finalità della documentazione archeologica), colte sullo scavo ma anche e soprattutto nei suoi dintorni, nei villaggi e nei paesaggi dell'Anatolia, o ancora ad Istanbul. Laddove il colore conferisce futuro alla preistoria, il bianco e nero sembra qui retrodatare i volti e la geografia della Turchia di oggi, attivando così una dialettica di convergenze e cortocircuiti appunto fra arcaico e presente che produce anche inattesi shock cronologici, come quando gli sfondi usati per certe pose di oggetti si rivelano non essere altro che le mura stesse delle case in mattoni crudi dell'Anatolia odierna, a loro volta identiche alle case dell'Anatolia di cinque o seimila fa.

Lo spazio espositivo è stato allestito dall'architetto Francesca Storaro, autrice anche della progettazione grafica dei pannelli espositivi nonché del progetto illuminotecnico, che coinvolge in un'unica scena le immagini fotografiche e la statuaria del Museo dei Gessi.

La mostra propone infine una sala dedicata alla proiezione dell'opera audiovideo Reportage, realizzata da Paolo Pasquini, Marco Ramazzotti e Filiberto Scarpelli con tecniche di foto-animazione applicate ai lavori di Ceccacci.

Ideazione espositiva e editoriale M. FRANGIPANE, P. PASQUINI, M. RAMAZZOTTI progetto espositivo, grafico e illuminotecnico F. STORARO, collaboratrice S. RICCI opera audiovideo P. PASQUINI, M. RAMAZZOTTI, F. SCARPELLI catalogo a cura di M. FRANGIPANE - EDIZIONI QUASAR