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di Catania (dalla prima pagina) |
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L'Ateneo catanese ha riservato ll pomeriggio di ieri agli
argomenti della riforma universitaria un seminario, tenutosi nell'aula magna del Palazzo
Centrale, che ha visto la partecipazione interessata di numerosi tra docenti studenti e
rappresentanti del personale tecnico-amministrativo. "Il tema - ha esordito il
rettore Ferdinando Latteri - è di scottante attualità, quanto ripetute sono state le
accelerazioni imposte a questi processi da circolari ed altri provvedimenti del governo.
Ma non è soltanto una spinta che viene dall'alto, è il territorio stesso, infatti, con i
suoi mutamenti sociali ed economici, a richiedere all'ente che ha per missione specifica
la formazione superiore l'adeguamento delle conoscenze ed in fin dei conti la creazione di
nuove figure professionali, capaci di inserirsi in un mercato che fa ogni giorno i conti
con la globalizzazione e le innovazioni tecnologiche. Perplessità ed incertezze tuttavia
non mancano, ecco perché è giusto che nel nostro Ateneo il dibattito su come sarà
l'Università del futuro sia esteso a tutto il corpo accademico ed alle altre
componenti". Concetti ribaditi dal
prorettore, prof. Carmelo Buttà, che ha invitato il corpo docente "che dovrà
affrontare queste sfide complesse ma stimolanti a superare il modello autoreferenziale,
sfruttando gli strumenti forniti dall'autonomia: la definizione degli ordinamenti
didattici e degli assetti organizzativi dei corsi, il dialogo del mondo del lavoro, la
logica del servizio in luogo di quella dell'adempimento, la possibilità di dare una
"mission" ai corsi di studi, cogliendo più le opportunità che i rischi
derivanti dalla discontinuità, senza però improvvisare temi modi e contenuti". Dal
prof. Luigi Labruna, preside della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli e presidente del
Consiglio Universitario Nazionale (Cun), ossia uno degli organi interlocutori privilegiati
dal ministero su questioni universitarie, è giunto poi un severo monito, rivolto in
particolare al Governo e al Parlamento: |
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"L'attuazione di una così importante azione riformatrice - ha denunciato - si fa
ancora una volta senza che vi siano adeguati finanziamenti, e deve essere applicata da
atenei che già hanno difficoltà a garantire l'ordinaria amministrazione in termini di
reclutamento dei docenti e di strutture didattiche. Ci vuole responsabilità, come è già
avvenuto in momenti importanti per il Paese, occorre cioè la capacità di mettere
l'università al centro dell'attenzione del nostro Paese nel momento dell'allocazione
delle risorse".
"Al di là delle difficoltà e degli
ostacoli che sicuramente si incontreranno - ha concluso il presidente del Cun - si sentiva
il bisogno di provvedimenti che smuovessero le acque: le esigenze da cui è originata
questa riforma sono infatti la riduzione della mortalità studentesca e del periodo di
permanenza degli studenti nelle aule, rispetto alla durata legale degli studi, e la
riduzione dei tempi d'ingresso nel mercato del lavoro dei nostri laureati". Ed un
invito a guardare con ottimismo ed impegno al momento di trasformazione che attende
l'Università è giunto anche dal docente di Giurisprudenza ed esperto di argomenti
universitari: "Da 40 anni a questa parte tutte le riforme che hanno investito il
nostro sistema della formazione hanno comunque ottenuto il risultato di trasformare
l'Università di élite in Università di massa, e di favorire pari opportunità culturali
ed occupazionali e una maggiore partecipazione dei cittadini, riducendo le diseguaglianze
iniziali". |
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