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L'esposizione offre la possibilita' di ammirare i capolavori realizzati dal 1965 al 1978, provenienti (esclusivamente e per la prima volta nel Sud Italia) dalla Fondazione Miro' di Barcellona, per creare un ampio percorso cosi' da illustrare il piu' nel modo piu' esauriente e completo gli anni della maturita' di uno dei piu' noti ed apprezzati artisti del nostro tempo.

Al maestro spagnolo, uno dei maggiori dell'arte contemporanea, l'amministrazione provinciale della citta' ha voluto dedicare, infatti, questo appuntamento di grande rilievo nella sua programmazione di iniziative culturali. La mostra, curata da Luigi Fiorletta e Loredana Rea, in collaborazione con la Fondazione Joan Miro' di Barcellona, intende diventare - e' detto in un comunicato - luogo di incontro, di riflessione e di scambio sulle problematiche dell'arte contemporanea partendo dall' approfondimento di quelle tematiche che costituis cono l'inconfondibile e singolare ''Universo'' di Miro'.

Si parte, infatti, dall'analisi dei simboli che hanno reso immediatamente riconoscibile anche al grande pubblico il linguaggio di Miro': il sole, la luna, le stelle, l'uccello e la donna, per comprendere i motivi del successo di cui l'artista catalano gode ormai da decenni, tanto da essere considerato unanimemente uno dei protagonisti dell'arte del XX secolo.

Seguendo tale impostazione, gli organizzatori si sono resi conto dell'importanza di far convivere all'interno di questa manifestazione momenti dedicati alla promozione


dell'arte contemporanea con altri riservati ad argomenti di approfondimento della storia del secolo appena trascorso. E' importante infatti ricordare che le esperienze, le espressioni e le ricerche intellettuali con cui ci si confronta ogni giorno affondano le ragioni della loro esistenza nelle proposte e nelle utopie del Novecento, che rappresentano percio' un punto di riferimento primario per capire e conoscere il presente.

Le opere di questa mostra coprono il percorso di Miro' dal 1965 al 1978, il momento ultimo dell'artista, ormai certo di essere compiutamente nel reale e di affermarlo perentoriamente con naturale freschezza.

Sono lontani gli anni della ricerca, il tendere al surreale, come anche sono ormai superati i grandi Blu e le pitture murali per un tempio del 1961. In questi dipinti gia' si placava l'ansia del ricercatore. Opere che appaiono quasi tappa d'obbligo nell'approccio ai settant'anni, come di un bilancio a chiudere il percorso multiforme perseguito. Ma proprio questi lavori- e' detto infine - dipanano ancora le idee e tutto risorge impetuosamente dal meditare, esprimendosi quindi nella naturalita' espressiva primigenia, nella convinta non piu' rappresentazione, del reale attraverso il surreale, ma essenza stessa del reale.